Gabriella Cavaliere

13.000.000 di donne si dichiarano “sessualmente insoddisfatte del partner”

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Vita sessuale

Vita sessuale

Ebbene si le donne tendono a essere sempre più insoddisfatte della loro vita sessuale a rilevarlo i risultati di un indagine presentata in occasione del del XI congresso nazionale della Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità (SIAMS) a Cagliari.

La ricerca condotta su di un campione di 3000 donne, dai 18 ai 35 anni ha dato degli esiti molto chiari: ben due italiane su tre si dicono scontente  della loro vita sessuale. Detto in altri termini ben 13 milioni di donne risultano essere non appagate sessualmente a fronte  di 11 milioni di uomini.

La donna tuttavia non rinuncia al proprio piacere sessuale e cerca di trovare una soluzione, dall’altro canto invece gli uomini tendono a negare il problema facendo spesso finta di niente o ancora peggio accusano la partner. Il 20% dei maschietti, presi dal proprio ego, evita di parlare dei propri disturbi sessuali, mentre il 95% delle donne vuole discuterne proponendo di lavorare in coppia sul problema per il il 60%dei casi.

Tra le principali cause di una vita sessuale poco soddisfacente c’è la disfunzione erettile, definita in gergo come impotenza, si manifesta con l’incapacità del soggetto di sesso maschile a raggiungere e a mantenere un’ erezione sufficiente tale da avere un rapporto soddisfacente. Questo disturbo risulta essere abbastanza diffuso, nel mondo gli uomini colpiti sono circa 3 milioni.

E’ buono sapere che nella maggior parte dei casi tale stato si può curare. Nel caso in cui la disfunzione erettile dipenda da fattori di origine psicologica si può intervenire tramite percorsi di psicoterapia o in casi più gravi con la somministrazione di farmaci aventi funzioni antidepressive.

Nei casi di disfunzione erettile di origine organica si fà ricorso a terapie farmacologiche che possono prevedere l’utilizzo di ormoni di farmaci inibitori o con azione di  vasodilatazione. A fronte di una non efficacia dei trattamenti farmacologici è possibile intervenire anche chirurgicamente.

 

 

 

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