Gabriella Cavaliere

Hooked on Music / un gioco per studiare la capacità cognitive

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Hooked on Music

Hooked on Music

Un gruppo di studiosi del istituto scientifico Mosi ,Museo di Scienze e Industria di Manchester, ha implementato un gioco per studiare alcune funzionalità cognitive. Il gioco denominato Hooked on Music consistere nel riconoscere, nei tempi più brevi possibili un brano musicale.

Dalla sperimentazione del gioco su 12 mila partecipanti, ai quali è stato chiesto  di riconoscere una canzone tra più di 1000 brani di successo dagli anni quaranta a oggi,  si è visto che i pezzi più impressi nella memoria e quindi facilmente identificabili in tempi brevi sono stati: il singolo di esordio delle Space Girl Wannabe del 1996 riconosciuto in soli 2,29,  seguito da Mambo N° 5 di Lou Bega  con 2.48 secondi , Eye of Tiger dei Survivor con 2.62 secondi e ancora Just Dance di Lady Gaga, SOS degli ABBA, Pretty Woman di Roy Orbison, Beat It di Michael Jackson, I Will Always Love You di Whitney Houston, Don’t You Want Me di The Human League, I Don’t Want To Miss A Thing degli Aerosmith.

Il gioco accessibile online sarà disponibile fino a fine anno in modo tale da rendere possibili ulteriori test finalizzati  ad indagare sul legame esistente tra musica e processi cognitivi.

Nello specifico il Dottor Burgoyne, musicologo computazionale dell’Università di Amsterdam, responsabile del progetto motiva la nascita di questo studio sostenendo:

“Il mio gruppo di lavoro è specializzato in studi cognitivi legati alla musica, e più in generale si occupa di come il nostro cervello processa i brani musicali. Siamo particolarmente interessati al legame tra musica e memoria e stiamo cercando di stabilire come mai un brano rimane vivo nella  mente rispetto ad un altro che invece scompare completamente”

“Ciò che ci interessa è riuscire a capire quali sono i meccanismi mentali che rendono un brano così facilmente riconoscibile. Per il momento siamo arrivati solo all’osservazione causale per cui i brani più melodici sembrano essere anche i più orecchiabili, ma ci prenderemo almeno ancora tutto il prossimo anno per continuare a lavorare su questi temi con la speranza che la musica possa aiutare anche chi soffre di demenza”.

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