Gabriella Cavaliere

Turni di lavoro / massacranti per cervello e cuore

Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page
Lavoro notturno

Lavoro notturno

Il cervello dei soggetti impiegati in attività lavorative che prevedono costanti turni di notte tende inevitabilmente a stressarsi facilitando i processi di invecchiamento.

A sostenerlo gli esiti di una ricerca condotta dell’Università di Swansea  del Galles e dell’Università di Tolosa in Francia e pubblicata sulla rivista “Occupational and Environmental Medicine”.

Gli autori della ricerca, a fronte di uno studio condotto su  di un campione di tre mila soggetti sottoposti ad una serie di test volti a valutare le capacità cognitive, reattive e della memoria, hanno rilevato che le persone che svolgono lavori notturni, alterando i naturali processi biologici del sonno veglia, subiscono un processo di degenerazioni di tali funzionalità paragonabile a quello che avviene normalmente con l’avanzare dell’età.

Lavoro su turni fa male al cervello

Lavoro su turni fa male al cervello

Addirittura gli studiosi sono riusciti a quantificare i danni celebrali  e affermato che i soggetti con 10 anni di turni alle spalle hanno performance simili alle persone più vecchie di sei anni e mezzo. La notizia positiva e che la degenerazione celebrale dei turnisti non è permanentein pratica le funzionalità possono essere ripristinate e possono tornare ad essere in linea con l’età biologica nel giro di qualche anno se il soggetto smette di lavorare di notte.

L’unico modo per proteggerci dagli effetti collaterali di questa tipologia di lavoro risulta essere quella di programmare in maniera più accurata i turni e sottoposi a test di controllo in modo da potersi fermare quando si rileva un affaticamento cognitivo.

Ma questo non è l’unico danno registrato a carico del lavoratore turnista che, come hanno dimostrato altre ricerche, risulta essere soggetto a gravi rischi per la sua salute. Nello specifico una ricerca canadese del 2012 ha evidenziato come il lavoro notturna aumenta la probabilità del 23% di avere un arresto cardiaco, del 24% di avere problemi coronarici e del 5%  di avere un  ictus rispetto ai lavoratori normali.

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *