Giuseppe Briganti

Imposta di registro, la rivoluzione del 2014 che non giova al contribuente

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Dal 2014 cambiano le regole, o per meglio dire gli importi, legati all’imposta di registro. Le nuove norme sono entrate in corso il 1° gennaio e consistono, in alcuni casi, in un decremento del tributo. L’operazione realizzata dal Governo non è però coincisa con un generale abbassamento delle tasse, ma con una modulazione delle stesse che seguono, in realtà, dei principi forse opinabili.

mutuo casa donataIl prelievo è ora meno pesante per ciò che concerne l’acquisto di prima casa da un privato. Di contro, è più pesante per l’acquisto di prima casa da un’impresa costruttrice e, soprattutto, è assai più pesante per l’acquisto delle seconde case in generale. Di seguito, una panorama dell’imposta di registro a partire dal 1° gennaio 2014.

Acquisto di prima casa da impresa costrittrice. L’imposta di registro si compone di 200 euro in misura fissa. Nel 2013 si componeva di 168 euro.

Acquisto di seconda casa. L’imposta di registro, in questo caso, è la stessa sia nel caso in cui si acquisti da un’impresa sia nel caso si acquisti da un privato. Si compone ora del 9% del valore d’acquisto. Nel 2013 si componeva del 7%.

Acquisto di prima casa da un privato. L’imposta di registro è meno cara rispetto all’anno scorso. Ora si compone del 2% del valore. L’anno scorso la percentuale era del 3. Ciò significa che si risparmieranno, per un immobile di 150mila euro, circa 1.500 euro.

La norma prevede però che l’importo minimo dell’imposta di registro sia di 1.000 euro, soglia che l’anno scorso semplicemente non esisteva. Questa “clausola” ovviamente penalizza coloro che acquisto immobili a prezzi molto bassi.

In generale, comunque, la visione del Governo è chiara: incentivare l’acquisto delle prime case, a discapito delle seconde e, soprattutto, sulla pelle delle imprese, già martoriate dalla crisi.

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